MORTE APPLAUDITA
Ci vedo qualcosa di meschino e inquietante nel vedere persone applaudire a un’esecuzione, o addirittura desiderare di assistervi come se fosse uno spettacolo. Soprattutto quando queste persone appartengono a un mondo che si riempie continuamente la bocca di civiltà, valori cristiani e superiorità morale dell’Occidente. Perché il problema è proprio questo. Si parla tanto di rispetto per la vita, di dignità umana e di radici cristiane, ma poi, quando qualcuno commette un crimine terribile, sembra che tutti questi principi possano improvvisamente sparire. Il cristianesimo dovrebbe insegnare il perdono, mentre il diritto dovrebbe impedirci di confondere la giustizia con la vendetta. Eppure, per una parte della destra, sembra che vedere morire un condannato sia quasi una soddisfazione personale. Negli Stati Uniti, per esempio, il sostegno alla pena di morte è storicamente più alto tra gli elettori repubblicani. E allora viene spontaneo chiedersi come si possa parlare di civiltà e, allo stesso tempo, provare piacere davanti alla morte di un altro essere umano. Perché una cosa è volere che chi commette un reato paghi per quello che ha fatto, un’altra è desiderare che venga ucciso. Nel primo caso si parla di giustizia, nel secondo si rischia di parlare soltanto di vendetta. E il fatto che a eseguirla sia lo Stato non la rende automaticamente più giusta. La cosa più assurda è che spesso sono proprio quelli che accusano gli altri di essere barbari a dimostrare quanto sia facile esserlo quando la violenza colpisce qualcuno che considerano meritevole di soffrire. La crudeltà, a quanto pare, dà meno fastidio quando è dalla nostra parte. E forse è proprio questo il punto. Essere civili non significa essere indulgenti con chi commette un crimine, ma non perdere la propria umanità nemmeno davanti a chi ha perso la sua. Altrimenti la differenza tra noi e quelli che definiamo barbari diventa molto più sottile di quanto ci piaccia credere. E chi si richiama al cristianesimo per giustificare la propria sete di vendetta dovrebbe almeno chiedersi quanto sia rimasto del Vangelo, una volta messo da parte il perdono.
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