OSSERVATORE ASSOLUTO

Se l'universo fosse rigorosamente deterministico il libero arbitrio sarebbe una barzelletta ben raccontata, di quelle in cui la battuta finale era già scritta prima ancora che qualcuno aprisse bocca. Ogni pensiero ogni scelta ogni starnuto sarebbero contenuti nello stato iniziale e nelle leggi, e la coscienza poverina siederebbe in prima fila a guardare lo spettacolo con la dignità di chi ha pagato il biglietto ma non ha diritto di modificare il copione. Il guaio per i fautori di questa immagine è che l'universo non pare funzionare così, perché la meccanica quantistica ha portato in casa un elemento irriducibilmente probabilistico e dunque non tutto ciò che accadrà è già scritto nell'esecuzione di un gigantesco algoritmo. Ma non cantiamo vittoria, perché il caso non è libertà e un dado che rotola sul tavolo non esercita alcun libero arbitrio, al massimo ci rende imprevedibili che è cosa ben diversa dall'essere padroni di sé. Se la mia scelta dipende da un evento casuale nei miei neuroni non è meno fuori dal mio controllo di una scelta determinata, e anzi ha pure il torto di sembrare più misteriosa. L'indeterminismo serve forse ma non basta, e a pensarci bene i compatibilisti sorridono sornioni dal fondo della sala perché da secoli sostengono che la libertà non consista nello sfuggire alla causalità ma nell'agire secondo le proprie ragioni i propri desideri e le proprie deliberazioni senza qualcuno che ci tenga la pistola puntata alla tempia. Per loro tutto questo affannarsi attorno ai quanti è un lusso superfluo e non hanno tutti i torti. Resta il fatto poi che l'uomo è un giocatore dentro la scacchiera e non possiede il codice sorgente dell'universo, ma qui conviene essere onesti perché anche in un mondo perfettamente deterministico nessun agente interno potrebbe prevedere se stesso con precisione, dato che il calcolo dovrebbe includere il calcolatore in un gorgo diagonale che ricorda da vicino Turing e Gödel. Quindi l'ignoranza del giocatore non è un regalo della fisica quantistica, ce l'avremmo comunque e il legame tra indeterminismo e libertà ne esce un po' ammaccato. Poi arriva l'Osservatore, quel personaggio che certa divulgazione di bassa lega ha trasformato in una specie di mago che fa esistere le cose guardandole. La realtà c'era prima di noi, stelle e galassie hanno funzionato benissimo senza il nostro contributo ottico, e chiamare osservazione l'atto di pensare intensamente a qualcosa è un abuso che i fisici perdonano a stento, perché nella teoria osservare significa interagire fisicamente non meditare con la fronte aggrottata. Il problema del collasso della funzione d'onda del resto è una grana interna alla fisica che la decoerenza o i molti mondi affrontano senza scomodare osservatori speciali, e confonderlo con la domanda sul perché esistano proprio queste leggi e non altre serve soltanto a far sembrare l'ipotesi divina più urgente di quanto la fisica la renda. Detto questo la domanda di fondo non evapora, perché resta da capire perché questa realtà coerente nel tempo e non una delle infinite altre logicamente possibili, e perché la scacchiera abbia queste regole e non altre. Se uno vuole spingersi oltre la fisica può immaginare un Osservatore Assoluto, non un tizio che guarda dall'interno ma ciò che fonda le regole e decide quale possibilità diventi reale, uno per cui il futuro non è una previsione ma una scelta. In tal caso Dio sarebbe l'unico possessore autentico del libero arbitrio assoluto, perché noi sceglieremmo dentro la scacchiera e lui avrebbe scelto la scacchiera. Ed ecco il paradosso più scomodo, quello che i teologi masticano da Agostino a Calvino passando per Boezio e Molina senza averlo mai davvero digerito, perché spostare il problema di livello non lo risolve lo trasloca soltanto in un appartamento più elegante. Si può rispondere che Dio crei agenti dotati di vera autonomia oppure che stia fuori dal tempo e non preveda ma veda tutto in un eterno presente, e sono mosse ingegnose ma non cancellano il sospetto che la libertà esercitata in un mondo voluto da altri sia una libertà con il guinzaglio lungo. Si potrebbe obiettare che i genitori scelgono l'ambiente in cui cresciamo e nessuno per questo dichiara le proprie scelte da adulto una sceneggiatura altrui, e l'analogia non è sciocca anche se i genitori almeno non hanno scritto le leggi della fisica. Alla fine la tesi più difendibile è forse la più sobria e la meno spettacolare, cioè che la fisica da sola non può né garantire né negare il libero arbitrio, perché la libertà riguarda il tipo di causa che ci muove ragioni controllo autorialità più che la presenza o l'assenza di determinismo. Il che ci lascia dove eravamo, giocatori con regole parziali davanti a una scacchiera di cui ignoriamo il costruttore, e con la lieve umiliazione di scoprire che persino la domanda sul nostro gioco ci era stata forse già assegnata.

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