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PARTIGIANO O FASCISTA?

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Trovo tutto molto paradossale nel vedere esponenti della destra italiana celebrare con enfasi il 2 giugno e, contemporaneamente, indulgere in una memoria benevola del fascismo. Perché la Repubblica che festeggiano il 2 giugno non nasce dal fascismo, nasce dalla sua sconfitta. Non si tratta di opinioni. La sequenza storica è nota e definita... la Liberazione, il referendum istituzionale, la Costituzione . La Repubblica italiana è figlia dell'antifascismo politico e istituzionale. Non nel senso che appartenga alla sinistra, ma nel senso che si fonda sul superamento del regime fascista. Per questo appare contraddittorio partecipare a commemorazioni nostalgiche di esponenti della Repubblica Sociale, esibire con orgoglio busti di Mussolini, minimizzare i crimini del regime o strizzare l'occhio a simbologie e miti del fascismo, e poi presentarsi sotto il tricolore il 2 giugno come custodi della Repubblica. Vale ancora di più per l'estrema destra, da organizzazioni com...

VERGOGNA MONDIALE

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La scena basterebbe da sola. La nazionale del Senegal scende dall’aereo, giocatori professionisti, convocati da una federazione mondiale, con documenti in regola, e prima ancora di entrare in aeroporto viene fermata sulla pista. Scarpe tolte. Borse rovesciate. Trattati da sospetti, non da ospiti, non da atleti. È successo negli Stati Uniti, il paese che si è candidato per ospitare il Mondiale 2026 con anni di lobbying e miliardi investiti nell’immagine. Ospitare non è solo costruire stadi e vendere diritti TV. Significa dire al mondo “venite, siete i benvenuti”. Gli USA evidentemente hanno saltato quella parte. L’Uzbekistan, al suo primo Mondiale, è stato fatto entrare nello stadio solo dopo l’ispezione con i cani antidroga. I cani. Per una nazionale di calcio. L’Iran è stato costretto a tenere il ritiro a Tijuana. I giocatori potranno attraversare il confine solo il giorno della partita, come braccianti stagionali, non come una squadra invitata dalla FIFA. Sembrano episodi...

PEDAGOGIA DIFFERENZIATA

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Una delle cose più strane nel dibattito sull'inclusione scolastica è che tutti sembrano avere una risposta semplicissima a una domanda che semplice non è affatto. Da una parte ci sono quelli che sostengono che mettere un ragazzo con disabilità in una classe ordinaria sia sempre la scelta migliore. Dall'altra ci sono quelli convinti che le classi speciali siano inevitabilmente più efficaci. Entrambi parlano come se la scienza avesse già emesso il suo verdetto. Il problema è che, quando si vanno a leggere davvero gli studi, il verdetto non arriva. Per anni ricercatori di tutto il mondo hanno confrontato studenti inseriti in classi ordinarie e studenti inseriti in classi speciali. Se ci si limita ai risultati scolastici [voti, apprendimenti e competenze] il risultato è sorprendentemente poco spettacolare. Non emerge una differenza enorme e costante a favore di uno dei due modelli. In altre parole, non sembra che basti spostare un ragazzo da un'aula all'altra pe...

UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI

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Se si dovesse raccontare l'ascesa politica di Roberto Vannacci, forse il titolo più appropriato non sarebbe quello di una biografia politica, ma quello di un film " Una serie di sfortunati eventi" . Spiacevoli soprattutto per coloro che, nel tentativo di ridimensionarlo, combatterlo, utilizzarlo o semplicemente ignorarlo, hanno finito per costruirne il successo mattone dopo mattone. Come quegli apprendisti stregoni che passano il tempo a evocare mostri e poi si stupiscono quando il mostro esce dal laboratorio, si aggira per le strade e comincia a stringere mani. Il primo atto è quasi comico. Un libro sconosciuto, scritto da un generale sconosciuto, viene scoperto da alcuni giornalisti che decidono di trasformarlo in un caso nazionale. È il classico riflesso condizionato di una certa élite culturale. Scovare il presunto pericolo e denunciarlo con tale fervore da trasformarlo immediatamente in un bestseller. Nessuno aveva sentito parlare di quel libro. Dopo sett...

IUS SANGUINIS DI 2ª GENERAZIONE

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Certa politica sta cercando di far passare l'idea di poter revocare la cittadinanza ai figli di cittadini naturalizzati come se si trattasse di una sorta di favore concesso in prestito e sempre recuperabile dallo Stato. Questa impostazione nasce da un equivoco fondamentale, e cioè confondere la cittadinanza del genitore con quella del figlio, come se entrambe derivassero dalla stessa fonte giuridica. Non è così. Quando uno Stato naturalizza uno straniero, compie una scelta precisa. Esamina una persona determinata, ne valuta la condotta, il radicamento sociale, la conoscenza della lingua, il rispetto delle leggi e, alla fine, decide di accoglierla nella comunità nazionale. È un atto individuale, discrezionale e relazionale. Riguarda quel soggetto e nessun altro. Se si vuole discutere della revocabilità di quella decisione, il dibattito può avere un senso, perché esiste un provvedimento amministrativo originario che può essere oggetto di contestazione. Ma il figlio nato...

MENU GALATTICI

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Quando si pensa a Interstellar di Christopher Nolan, vengono subito in mente i buchi neri, i viaggi nel tempo e le spettacolari distorsioni della gravità. Più raramente ci si pone una domanda molto più concreta "cosa mangiavano Cooper e i suoi compagni durante una missione spaziale che, dal punto di vista terrestre, durò decine di anni?". Nel film, la Terra del futuro è afflitta da una devastante malattia delle colture, la cosiddetta blight, che ha progressivamente distrutto gran parte delle piante coltivabili. Il mais rappresenta una delle ultime risorse agricole rimaste e diventa il simbolo stesso della sopravvivenza dell'umanità. Da qui nasce una convinzione diffusa tra gli spettatori, che nel mondo di Interstellar tutti mangiassero esclusivamente mais. In realtà il film suggerisce una situazione più sfumata. Il mais è certamente la coltura dominante, ma non necessariamente l'unico alimento disponibile. Come avviene già oggi, una singola pianta può dare...

PATRIOTI CON LA PORCHETTA

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L'italiano è spesso un patriota a intermittenza. Resta in letargo quando si parla di partecipazione civica, di voto, di tasse, di scuola pubblica, di giovani che emigrano o di problemi strutturali del Paese. Su questi temi regnano il silenzio, la rassegnazione e il classico "tanto non cambia niente". Poi però basta uno straniero, un accento diverso o una polemica sull'identità nazionale e scatta la trasformazione. Ecco apparire il difensore della patria, il custode delle tradizioni, il guardiano dei valori italiani. Peccato che questo patriottismo sia spesso più teatrale che sostanziale. Si sventola la bandiera, si pronunciano discorsi solenni sulla cultura nazionale e sulla difesa delle radici, si propongono soluzioni che con la civiltà e cultura cristiana hanno poco a che fare. Raramente ci si chiede cosa significhi davvero contribuire al bene del Paese. Perché amare una nazione non significa soltanto proclamarlo a gran voce, significa anche partecipare,...

UN FILM GIÀ VISTO

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Un ragazzo di ventisei anni viene pestato a sangue a Torino perché è siciliano . Doppia frattura alla mandibola, otto punti in testa, un intervento chirurgico. La notizia fa il giro d'Italia e tutti si indignano, tutti si commuovono, tutti condannano. Bene. Giusto. Ma facciamo una cosa sola: prendiamo quelle stesse parole, "siete troppi, non siete come noi, non appartenete a questo posto", e mettiamo al posto di Roberto un ragazzo del Senegal, del Bangladesh, della Nigeria, nato magari proprio qui, e chiediamoci onestamente se la reazione sarebbe identica. Non lo sarebbe. E questo è il problema, non quello di stanotte, il problema vero, quello che ci portiamo dietro da trent'anni fingendo di non vederlo. Negli anni Novanta la Lega Nord costruì fortune elettorali su un vocabolario preciso, invasione, incompatibilità culturale, difesa dell'identità padana, primato dei nativi, e il bersaglio erano i meridionali, i terroni, quelli che scendevano dal Sud a ...

VISIBILI

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Ci sono persone che vediamo ogni mattina alle cinque, in fila davanti ai furgoni, e che non vediamo mai davvero. Compaiono nei telegiornali quando muore qualcuno, quarantotto ore di indignazione da divano, poi spariscono di nuovo, perché il caporale è il mostro perfetto. Sporco, straniero, processabile. Il padrone no. Il padrone ha la cravatta, va a messa, magari è pure assessore, e resta pulito perché il sistema è costruito esattamente per tenerlo pulito. Nel frattempo la grande distribuzione paga otto centesimi al chilo per i pomodori, e noi li compriamo a un euro, contenti, senza chiederci come sia possibile. Non è possibile. Per pagare un bracciante in regola ne servono almeno trenta, di centesimi, per ogni chilo. Questo non è cinismo, è aritmetica: la forbice non lascia spazio alla dignità, e il caporalato non è l'anomalia del sistema, è la sua soluzione matematica, il modo in cui i conti tornano quando i conti non possono tornare. La filiera agroalimentare italian...

SPECCHIETTO PER ALLODOLE

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L'idea di "remigrazione" si configura come l'ennesimo inganno rivolto all'elettorato più sprovveduto, in particolare quello di destra. Dietro questo slogan accattivante si celano, infatti, progetti che, se mai venissero attuati, stravolgerebbero in modo grave e pericoloso l'equilibrio costituzionale della Repubblica.  Bisogna ricordare che la Costituzione non è un menù di scelte momentanee o di comodo, ma l'architettura portante di diritti, doveri e limiti del potere. Come ribadito dalla storica sentenza n. 1146 del 1988 della Corte Costituzionale, esistono "principi supremi" intoccabili, che nessuna maggioranza, nemmeno attraverso una legge di revisione costituzionale, può scardinare. Non si tratta di un cavillo legale astratto, ma della difesa concreta della democrazia e della dignità umana. Quando si ipotizza di espellere intere categorie di persone in nome di una presunta identità o di un ordine nazionale, si calpestano valori car...