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Visualizzazione dei post da febbraio, 2026

GIUSTIZIA E LIBERTÀ

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La riforma della giustizia, ci dicono, sarebbe soltanto una questione tecnica. Un aggiustamento di ingranaggi, una limatura di procedure, una messa a punto dell’apparato. Roba da specialisti, da addetti ai lavori. Ma chi ci crede è o un ingenuo o un complice. Perché quello che stiamo vivendo non è un ritocco amministrativo, è un cambio di clima, un mutamento di sensibilità, un modo nuovo — e insieme antichissimo — di intendere il confronto pubblico. Non si discute più nel merito. Non si chiede più “Cosa dici?”. La domanda è diventata un’altra “Chi ti paga?”. E così, invece di confrontarsi sulle argomentazioni, si frugano registri, si pretendono elenchi, si fiuta l’odore del denaro come se la legittimità di un’idea dipendesse dal saldo del conto corrente di chi la sostiene. La trasparenza — quella parola magica che dovrebbe essere lo scudo della democrazia — si trasforma in una clava. Non serve più a illuminare, ma a intimidire. Non è un caso che l’Associazione Nazionale Mag...

OSSERVA STOCAZZBBIIP

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  Benvenuti al Board of Peace, l’ultima creatura della fantasia imprenditoriale applicata alla geopolitica, un club esclusivo travestito da vertice internazionale dove la pace si compra a quota fissa e il biglietto d’ingresso costa un miliardo di dollari, a Stato, a bandiera, a convenienza, purché il bonifico arrivi puntuale. Al centro della scena siede il Presidente Eterno Donald, chairman a vita autoproclamato, con diritto di veto su tutto, chi entra, chi parla, chi paga e soprattutto chi incassa. Un condominio globale dove l’amministratore non solo scrive il regolamento ma decide anche chi può usare l’ascensore e chi resta sulle scale di servizio. Attorno al trono dorato si allineano i petrostati più solerti, Emirati, Bahrain, Arabia Saudita, pronti a trasformare i petrodollari in gettoni diplomatici, mentre Israele osserva i piani di ricostruzione di Gaza con l’aria soddisfatta di chi ha appena firmato un preliminare immobiliare con vista mare. La parola umanitario...

DJ RÖNTGEN

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Allora, negli anni Cinquanta l'Unione Sovietica aveva deciso che il rock'n'roll fosse più o meno l'equivalente sonoro della sifilide, una cosa che infettava le menti proletarie e le rendeva inaffidabili, inadatte al piano quinquennale, troppo propense a muovere i fianchi quando avrebbero dovuto stringere bulloni, e mentre Elvis faceva impazzire l'Occidente decadente e Bill Haley urlava che era ora di ballare attorno all'orologio, a Mosca i funzionari del partito stabilivano che l'unica musica degna fosse quella dei cori operai che cantavano della gioia di raccogliere grano sotto la neve, roba edificante, pedagogica, assolutamente priva di qualsiasi tentazione borghese come il divertimento o il ritmo sincopato, e se ti beccavano con un disco americano vero potevi trovarti a spiegare a qualche burocrate dall'espressione grigia come il cemento armato perché mai Little Richard ti sembrasse più interessante della costruzione del socialismo. Ovviam...

OFF-LABEL

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1914,  Francia del Nord Le trincee erano un inferno di fango, pioggia e sangue. I soldati americani, accovacciati tra i crinali martoriati, sanguinavano per ferite che non si chiudevano. Il cotone scarseggiava, e le bende tradizionali non bastavano. Fu allora che arrivò il Cellucotton.  Un materiale bianco, leggero, fatto di polpa di legno, cinque volte più assorbente di qualsiasi cotone. L’esercito lo comprò a tonnellate, non per asciugare lacrime, ma per fermare emorragie. Era l’unica speranza per chi rischiava di dissanguarsi tra una granata e l’altra. L’intuizione delle infermiere Tra i gemiti dei feriti e l’odore di disinfettante, le infermiere lavoravano senza sosta. Tra le loro mani passavano rotoli di Cellucotton, destinati a salvare vite. Ma quelle donne, abituate a lottare anche con i propri corpi, notarono qualcosa: quel materiale era morbido, igienico, usa e getta. Niente più panni di stoffa da lavare di nascosto, niente più vergogna. Iniziarono a porta...

MATTEO 23, 27-28

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C’è qualcosa di profondamente ironico nel modo in cui l’Italia gestisce la questione del crocifisso nelle scuole, e non è solo una faccenda di simboli religiosi o di laicità dello Stato, è piuttosto la fotografia nitida di un Paese che ama rifugiarsi nelle tradizioni quando in realtà quelle tradizioni le ha già svuotate, abbandonate nella pratica quotidiana ma tenute in vita come scenografia identitaria. Si entra in una scuola pubblica e sopra la lavagna pende un crocifisso di legno economico o di plastica, spesso ignorato, nessuno lo guarda davvero, nessuno ci prega davanti, è diventato parte dell’arredamento come l’orologio che non funziona o la cartina geografica scolorita, eppure guai a proporne la rimozione perché immediatamente si sollevano proclami sulla tradizione cristiana e sull’identità nazionale, come se l’identità di un Paese si misurasse dalla quantità di simboli appesi ai muri. Il paradosso diventa quasi grottesco quando si osserva che quel simbolo, che dovre...

ANTONINO E DIO

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Zichichi, come scienziato, di Dio poteva serenamente fare a meno. La scienza, per sua natura metodologica, è agnostica. Non nega, non afferma...semplicemente sospende il giudizio. Lavora entro un perimetro preciso, quello delle leggi universali — immutabili, eleganti, talvolta “irragionevoli” nella loro efficacia — che descrivono il comportamento della realtà. Queste leggi non chiedono un fondamento teologico per essere studiate. Esistono, funzionano, sono verificabili. E tanto basta. Un fisico indaga la gravità, l’elettromagnetismo, la meccanica quantistica senza dover mai rispondere alla domanda su chi — o se qualcuno — abbia scritto le regole del gioco. La scienza si occupa delle regole, non dell’Autore. Come per i giocatori di una partita, ciò che conta è comprendere il funzionamento del campo e delle dinamiche interne, l’origine del regolamento resta fuori dal laboratorio. La ricerca procede etsi Deus non daretur , come se Dio non ci fosse. E funziona perfettamente cos...

GESTIONE DELL'ANSIA ELETTORALE

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Il nuovo ddl sull’immigrazione è l’ennesimo capolavoro di ipocrisia legislativa, un misto di retorica da comizio e di misure che, come sempre, colpiscono i più deboli mentre lasciano intatti i veri problemi, anzi li alimentano con la solita arroganza di chi crede che basti chiudere gli occhi per far sparire la realtà. Si parte dal blocco navale, ovviamente, perché nulla rassicura l’elettorato come l’idea di un Mediterraneo trasformato in una fortezza, con le navi delle ONG trasformate in nemici pubblici e i trafficanti che, nel frattempo, continuano a fare affari d’oro mentre i migranti affogano un po’ più lontano dalle coste, così da non disturbare la digestione dei talk show serali. Il governo, con la solita faccia tosta, chiama tutto questo “sicurezza”, come se interdire le acque a chi salva vite fosse una vittoria e non l’ennesima prova di come la politica preferisca i simboli alle soluzioni. Poi ci sono i CPR, i centri di permanenza per il rimpatrio, che il ddl trasfor...

IL CONVITATO DI PIETRA

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L’Unione Europea ha deciso di accelerare le procedure per chi proviene dai cosiddetti “Paesi sicuri”. L’idea è semplice, quasi seducente nella sua linearità. Se il tuo Paese è in lista, la tua domanda è presumibilmente infondata, quindi si decide in fretta e si rimpatria ancora più in fretta. Tre mesi. Procedura rapida. Efficienza. Sulla carta, tutto impeccabile. Poi però arriva il grande assente del dibattito...l’Oste. E l’Oste, in questa storia, si chiama Questura. Il convitato di pietra.  Perché puoi anche inventare tutte le corsie preferenziali che vuoi, ma se l’infrastruttura amministrativa è già al collasso, accelerare non significa correre, significa inciampare più velocemente. Oggi in molte città ottenere un appuntamento per formalizzare una domanda di asilo richiede mesi. I tempi di rilascio dei permessi di soggiorno sforano regolarmente i limiti di legge. I rinnovi accumulano ritardi strutturali. Le pratiche si accatastano su scrivanie dove il personale è ...

EFFETTO VANNACCI

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In un’Italia che vive in campagna elettorale permanente, Roberto Vannacci si sta rivelando uno strumento politico flessibile, capace di agire su più livelli contemporaneamente. All’interno della Lega e della maggioranza, le sue posizioni – come quelle sul finanziamento delle armi all’Ucraina – funzionano da marcatore identitario e da elemento di pressione sugli equilibri interni, spingendo il dibattito verso coordinate più radicali e costringendo gli alleati a misurarsi con una base sensibile ai temi della sovranità e della sicurezza. Allo stesso tempo, su questioni come la guerra e il rapporto con l’Alleanza atlantica, Vannacci intercetta sensibilità trasversali, generando convergenze inattese con segmenti critici del centrosinistra. È il segno di una politica sempre meno organizzata lungo l’asse tradizionale destra-sinistra e sempre più attraversata da fratture culturali e geopolitiche. Il terreno più significativo resta però quello dell’estrema destra disillusa o astensi...

ESTRATTI A MORTE

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Sulla riforma del CSM si discute molto di principi...più controllo o più indipendenza, meno correnti o più trasparenza. Ma in questo dibattito c’è un equivoco di fondo che rischia di passare inosservato, ed è un equivoco tecnico e strutturale, non ideologico. Riguarda la coesione dei soggetti in campo, e senza capirlo si fraintende completamente l’effetto reale della riforma. Provo a chiarirlo con un esempio. Immaginiamo di riformare il Parlamento in questo modo...metà dei parlamentari eletti come oggi, dai partiti, l’altra metà estratta a sorte tra i cittadini. A prima vista potrebbe sembrare una soluzione persino più democratica. Cittadini liberi, senza vincoli di partito, senza capi, senza strategie precostituite. Ma cosa accadrebbe davvero? I parlamentari eletti arriverebbero in Parlamento con una struttura alle spalle, un partito, una linea politica, alleanze, una strategia condivisa. Avrebbero elettori a cui rispondere, ma soprattutto agirebbero come un gruppo coeso. ...

BOTTOM-UP & TOP-DOWN

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Viviamo in un paese straordinario, dove la libertà di espressione viene difesa o calpestata a seconda di chi parla e, soprattutto, di cosa dice. Un paese in cui un governo che si proclama paladino della cultura italiana contro le derive censorie è lo stesso che orchestra silenzi preventivi sui palchi nazionali con la disinvoltura di un direttore d’orchestra che toglie strumenti dalla partitura perché stonano con la sinfonia del potere. Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e il Festival di Sanremo dello stesso anno ci hanno regalato un dittico perfetto di questa schizofrenia italiana: due casi speculari che, affiancati, rivelano non solo due forme diverse di censura, ma soprattutto l’uso spregiudicatamente strumentale che il governo Meloni fa della retorica liberale. La libertà viene invocata quando serve a difendere i propri alleati e dimenticata con disinvoltura quando si tratta di silenziare voci scomode. Da una parte c’è Ghali. Invitato alla cerimonia olimpica, rapper ita...

J'ACCUSE

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Ecco il risultato perfetto della propaganda che vi siete bevuti per anni. A Nizza Monferrato, uno straniero accusato ingiustamente di aver ucciso una ragazzina di diciassette anni rischia di essere linciato da una folla che non ha aspettato nemmeno mezza prova, nemmeno un processo, nemmeno un respiro prima di decidere che sì, certo, dev'essere stato lui, perché se hai l'accento sbagliato o la faccia che non quadra con il censimento dell'autoctonia certificata allora sei colpevole a prescindere, e pazienza se poi scopri che non c'entra niente, pazienza se magari il vero assassino sta da un'altra parte, tanto ormai la gogna è servita, il sangue è stato chiesto e quasi ottenuto, e chissenefrega della verità quando hai un capro espiatorio pronto con il cartellino del prezzo già attaccato addosso. Anni e anni passati a sentirvi ripetere che straniero uguale delinquente, cinque milioni e quattrocentomila residenti regolari ridotti a un'unica macchia minacc...

LA GUERRA DEI ROSES

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Il generale Vannacci lascia la Lega dopo averla usata come ascensore per il Parlamento e scopre, con visibile fastidio, che la politica non funziona a colpi di ordine secco. Salvini media, Salvini tratta, Salvini resta ministro. Orrore. Peccato che senza quei compromessi il governo Meloni sarebbe durato meno di un pandoro aperto a dicembre, e con lui sarebbero saltati i ministeri che la Lega presidia con tanta devozione mediatica. Ma nel mondo ideale del generale non esistono numeri, alleanze, bilanci o voti di fiducia. Governare è un dettaglio tecnico. La Lega finge sdegno e parla di tradimento, come se Vannacci fosse stato un passante illuminato e non un candidato scelto apposta per trasformare lo scandalo in consenso. Un libro nostalgico, qualche frase da caserma anni Trenta, molta esposizione televisiva. Il pacchetto funzionava benissimo. Ora i voti sono stati incassati, il seggio è garantito e i principi — notoriamente costosi — possono essere esternalizzati. Nasce cos...

IN ATTO E IN POTENZA

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Alla luce delle recenti parole del Papa, che ha condannato l’interruzione di gravidanza arrivando a collegarla addirittura alle guerre, è forse il momento di interrogarsi con maggiore rigore su una questione che attraversa i secoli e continua a dividere le coscienze. L’aborto è davvero un omicidio, come molti sostengono?  Per provare a rispondere, possiamo partire da una premessa che appare largamente condivisibile. Si parla di omicidio quando viene soppressa una persona, cioè un essere dotato di quelle caratteristiche che riconosciamo come propriamente umane. La domanda centrale, allora, si sposta su un piano più profondo e filosofico. L’embrione è una persona oppure no. Se la risposta è negativa, l’aborto non può essere definito omicidio, almeno in senso stretto, sul piano giuridico e concettuale. Se invece la risposta è positiva, ci troveremmo davanti a un atto che ogni ordinamento civile considera il più grave dei crimini. È proprio qui che entra in gioco un appar...

CHILLING EFFECT

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Il fermo preventivo esiste da cinquant’anni. Nasce con la legge Reale nel pieno degli anni di piombo, quando lo Stato fronteggiava il terrorismo e cercava strumenti straordinari. Fin qui tutto comprensibile. Uno Stato democratico non può essere cieco davanti alla violenza organizzata. Il problema, però, non è lo strumento. Il problema è la sua mutazione genetica. Col tempo il fermo preventivo ha smesso di essere eccezione ed è diventato abitudine. Ha smesso di inseguire il terrorismo ed è finito a presidiare il dissenso. Quando uno strumento nasce per l’emergenza e finisce nella normalità, siamo già oltre la soglia di sicurezza e dentro una questione politica bella grossa. Sulla carta il meccanismo è rassicurante. Il questore propone. Il giudice decide. Nella vita reale accade il contrario. Il questore ferma. Il giudice, se va bene, convalida dopo. Nel frattempo tu sei già stato portato via, identificato, schedato, magari sbattuto sui giornali come soggetto pericoloso. Il de...

LE TRE CARTE

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Nel nostro Paese va avanti da anni un gioco delle tre carte che funziona alla perfezione. Le forze dell’ordine ne sono spesso le prime vittime. Il copione è noto...mesi di indagini, rischi, sacrifici, un arresto che sembra finalmente dare senso a tutto. Poi, nel giro di poco, quella persona torna in libertà. La rabbia è inevitabile. Ed è umano cercare un responsabile. Quasi sempre lo si individua nel giudice che ha firmato la scarcerazione, nella magistratura accusata di essere distante, garantista, scollegata dalla realtà, di essere contro il Governo. Ma il trucco sta proprio qui. Un processo non è un atto solitario del giudice. È un terreno di scontro tra almeno due attori... accusa e difesa. Entrambi usano le stesse leggi, ma con obiettivi opposti. Il pubblico ministero prova a sostenere l’accusa, l’avvocato difensore fa il suo mestiere, cerca falle, contraddizioni, cavilli, interpretazioni favorevoli al proprio assistito. È esattamente ciò che gli viene richiesto dall’o...

SALVINI, IL VIRUS

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Nella sala riunioni top-secret di Washington, l’aria era così densa di gravità istituzionale che si poteva spalmarla sul pane. Agenti dell’FBI in giacca scura, cravatte impeccabili e occhiaie di livello nucleare sorseggiavano caffè nero come se fosse l’ultimo sacramento. Sullo schermo gigante campeggiava una scritta che sembrava pesare venti chili: FILE EPSTEIN – CLASSIFICATO Sotto, una lista interminabile: miliardari senza volto, star con sorrisi sintetici, aristocratici europei in disarmo morale, politici dalla carnagione perennemente abbronzata. L’agente capo Ramirez parlò con voce che sapeva di Costituzione e minaccia: — Signori, questo dossier contiene il peggio dell’umanità organizzata. Reti internazionali. Isole private. Complicità ai massimi livelli. Qui dentro c’è il lato oscuro del pianeta. Gli agenti annuirono. Gravità. Serietà. Storia. Poi lo scorrimento arrivò alla pagina 47. E la realtà, come entità concettuale, ebbe un singhiozzo. MATTEO SALVINI –...

SEMANTICA COMPLICE

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C’è qualcosa di profondamente comodo nella postura di chi invoca la Costituzione antifascista per difendere il diritto di dire qualunque cosa [anche le peggiori sciocchezze] salvo poi prendere le distanze, con superiorità, da chi esercita davvero quel diritto. È il liberalismo da salotto. Si celebra il principio astratto, ma ci si guarda bene dal confrontarsi con le sue conseguenze concrete. Un modo elegante per sentirsi dalla parte giusta senza correre alcun rischio. Ma il punto non è nemmeno questo. Il nodo vero è più profondo e più scomodo. Paragonare i dati sulle vittime civili palestinesi alle cifre delle SS non è una semplice “provocazione” o una leggerezza comunicativa. È un’operazione ideologica. Perché quei numeri non arrivano soltanto da Hamas, come spesso si lascia intendere, ma da organizzazioni internazionali, agenzie umanitarie, osservatori indipendenti, oggi pure confermate dall'IDF. Metterli sullo stesso piano delle statistiche naziste serve a insinuar...

FALSI SCOPI

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Ancora una volta il Governo si prepara a varare l’ennesima “stretta” sulla sicurezza e, puntualmente, sceglie la scorciatoia peggiore colpire tutti invece di colpire i responsabili . La strada imboccata è sempre la stessa, comoda e inefficace. Scaricare sulle spalle della maggioranza sana della società il peso delle colpe di una minoranza violenta, evitando accuratamente di affrontare il nodo vero del problema. Introdurre cauzioni e assicurazioni obbligatorie per gli organizzatori delle manifestazioni non significa aumentare la sicurezza, ma restringere l’esercizio di un diritto costituzionale. Significa trasformare il diritto di manifestare in una concessione condizionata, sottoposta a ostacoli economici e burocratici sempre più pesanti. Nel frattempo, la responsabilità personale di chi spacca, incendia e aggredisce viene annacquata, quasi dissolta, dentro un indistinto meccanismo di responsabilità collettiva. È il grande classico all’italiana, invece di individuare e puni...

LE CONSEGUENZE DI 2 EURO?

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La tassa dei due euro sui pacchetti cinesi è una di quelle idee che in conferenza stampa suonano come colpi di genio e nella vita reale assomigliano più a un’autodenuncia. Un capolavoro di ottimismo normativo: basta scrivere una riga in Gazzetta Ufficiale e, per magia, l’economia globale dovrebbe piegarsi alla volontà nazionale. Spoiler: non funziona così. Il governo Meloni l’ha introdotta dal primo gennaio 2026 con tre obiettivi dichiarati: arginare l’invasione di merci low cost dalla Cina, proteggere l’industria italiana e dimostrare a Pechino che l’Italia “non subisce”. Un messaggio muscolare, di quelli buoni per i titoli dei giornali e per i post sui social. Peccato che i mercati, a differenza delle platee elettorali, non si emozionino. Si limitano a cercare la strada più conveniente. E la strada, infatti, l’hanno trovata subito. Confetra, l’associazione dei trasportatori, racconta una storia che non lascia spazio a interpretazioni: solo a Malpensa sono scomparsi oltre ...

INGEGNERIA SOCIALE

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Viviamo in un’epoca in cui il teatro dell’assurdo non ha più bisogno di palcoscenici. Va in scena direttamente nelle strade, negli uffici pubblici, nei pronto soccorso, nelle aule scolastiche. Il copione è sempre lo stesso, collaudato, efficace, replicabile all’infinito con minime variazioni. Si prende una categoria di lavoratori, la si sottopaga, la si carica di responsabilità enormi, la si priva di strumenti adeguati, le si affibbiano addosso leggi talmente contorte che nemmeno un papiro egizio richiederebbe tanta decifrazione. E poi arriva il vero colpo di genio...si convince quella stessa categoria che il suo nemico non è chi ha costruito questo disastro, ma qualcuno ancora più in basso nella catena alimentare. Non il legislatore, comodamente seduto in Parlamento a votare fiducie e a discutere di cavilli mentre altri affrontano il caos reale. Non chi scrive le norme. Non chi decide i bilanci. No. Il nemico diventa l’immigrato, il povero, il disperato, quello che chiede ...