GIUSTIZIA E LIBERTÀ
La riforma della giustizia, ci dicono, sarebbe soltanto una questione tecnica. Un aggiustamento di ingranaggi, una limatura di procedure, una messa a punto dell’apparato. Roba da specialisti, da addetti ai lavori. Ma chi ci crede è o un ingenuo o un complice. Perché quello che stiamo vivendo non è un ritocco amministrativo, è un cambio di clima, un mutamento di sensibilità, un modo nuovo — e insieme antichissimo — di intendere il confronto pubblico. Non si discute più nel merito. Non si chiede più “Cosa dici?”. La domanda è diventata un’altra “Chi ti paga?”. E così, invece di confrontarsi sulle argomentazioni, si frugano registri, si pretendono elenchi, si fiuta l’odore del denaro come se la legittimità di un’idea dipendesse dal saldo del conto corrente di chi la sostiene. La trasparenza — quella parola magica che dovrebbe essere lo scudo della democrazia — si trasforma in una clava. Non serve più a illuminare, ma a intimidire. Non è un caso che l’Associazione Nazionale Mag...